Il ritratto di… M Gray

Non so da quanto non mi sedevo ad un bar, ogni giorno è la riscoperta della straordinaria normalità di una vita data troppo per scontata. Riappropriarsi della propria vita è anche questo… piccoli gesti banali di un’enormità insospettata e insospettabile. Non faccio quasi in tempo a sedermi che arriva la ragazza a controllare il green pass. Il cellulare si mette a fare i capricci proprio nel momento sbagliato. Si allontana in attesa che riparta e si avvicina a un altro tavolo. Mi viene istintivo seguirla con lo sguardo quasi a scusarmi per il tempo che le ho fatto perdere ad aspettare. Si allontana prima di tornare da me a farmi vantare digitalmente di esser in regola anche con la tonsillite del 1983. Forse c’è scritto anche questo in quel puzzle che rappresenta la sliding door digitale di una presunta socialità dispersa. Apro la borsetta, istintivamente e senza motivo, ma mi trovo a guardarmi in uno specchio rotondo come se fosse il ritratto di Dorian Gray, per cercare di capire quale delle due me sia quella reale. Quasi senza accorgermene mi ritrovo in mano il mio Dior per un rapido ritocco alle labbra. Forse più per darmi un’aria che non conoscevo più. Non so. Ma le Louboutin e il Dior fanno sempre il loro effetto booster.

Mentre lo faccio scorrere sulle mie labbra mi viene istintivo voltarmi verso il tavolo di prima a cui si era avvicinata la ragazza del bar. C’è una coppia, lui un brizzolato cinquantenne, di bell’aspetto vestito elegante strozzato da una cravatta che non può togliersi e che, in fondo, forse non vuole nemmeno; lei una ventina di anni di meno, almeno a vederla di tre quarti e segue nell’aria le sue parole scrivendo qualcosa su un tablet iperconnesso a qualsiasi cosa. Non so cosa mi abbia spinto a girarmi verso di loro, a volte si fanno cose così per caso o forse no. Sono lì col Dior sul mio labbro superiore, a bocca semi aperta ferma a guardarli e non so perché. Incrocio il suo sguardo per un istante fugace. Gli strizzo l’occhio, sorridendogli. Poi torno a cercare di capire se lo specchio mente, come spesso succede da qualche mese a questa parte. Arriva la ragazza. Metto via tutto nella borsetta. Il mio Dior rimarrà impresso sul bordo della tazzina bollente, quasi a marcare il territorio. Accavallo le gambe. Mi giro, incrocio di nuovo lo sguardo. Sposto i capelli in un gesto che mi ha ricordato un gioco di molto tempo fa e che credevo sepolto nella memoria. Gli sorrido mentre muovo la gamba accavallata. Non lo guardo più. Per oggi va bene così. Lascio alla ragazza una mancia generosa per il tempo che le ho fatto perdere e, soprattutto, per il tempo che mi ha fatto ritrovare. Sì, sto bene. Adesso resta da capire chi sia la vera M, se io o quella nello specchio.

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