Non sai quanto…

Sono tornata al solito bar, forse per rivivere la sensualità di sguardi furtivi di pochi giorni prima. La ragazza che serve ai tavoli mi riconosce accogliendomi con una gentilezza che non avevo apprezzato la volta scorsa. Mi piace pensare che possa esser per una sorta di simpatia nei miei confronti anche se, forse, si ricorda più della mancia che le avevo lasciato. O forse fa così con tutti e semplicemente non ero io nell’umore giusto per un’empatia adeguata. Il ritmo dei miei tacchi 12 mi accompagna a sedermi nel salone dove non c’è troppa gente, forse il freddo climatico e umano di questi tempi ha lasciato il segno anche qua dove solitamente pullulava di frenetica gente anonima. Sbottono lentamente il mio cappotto prima di sistemarlo sulla sedia lì vicino. Mi siedo ripensando all’eccitazione mattutina che ho provato nella scelta di cosa indossare. Erano mesi che non mettevo autoreggenti. Mesi in cui ho anche pensato che non avrei più avuto modo di metterle perché, forse, non avrei avuto più modo di vivere. Ma ora sono qui. Di nuovo o… ancora? Non so. È il dilemma tra cui mi dipano da tempo: se vederla come una nuova rinascita o un proseguimento della me stessa di prima. Da fiorentina, l’idea della rinascita, del… rinascimento, non può che affascinarmi, se non altro per l’esplosione che è insita in ogni ripartenza. Non si è gli stessi, è inutile negarlo, dopo le prove passate negli ultimi mesi, e la tentazione di mettere un punto zero è forte. Ma non voglio disperdere ciò che ero, ciò che ho passato. Già. Ripartire o proseguire? In passato mi sono già trovata di fronte a questo bivio, chi mi conosce lo sa, senza entrar in particolari.

Mentre girovago per i miei pensieri filosofici sul “chi siamo – dove andiamo” come di fronte al quadro di Gauguin, vengo riportata alla realtà dalla richiesta della consumazione. L’ennesimo inutile sguardo al cellulare come alla ricerca di messaggi e mi sistemo sulla sedia mentre mi aggiusto la mini scozzese scelta stamani. Qualche tavolo più là un ragazzo con la mente persa dentro al suo tablet. Non faccio in tempo a girarmi che arriva la ragazza a portarmi la cioccolata calda. Dietro di lei tre uomini quasi cloni uno dell’altro, tutti dotati di immancabile valigetta che vanno ad accomodarsi. Dopo che il primo sorso di cioccolata ha lasciato un saporito alone sul mio Dior mi giro verso di loro. Due non hanno fatto in tempo a sedersi che sono impegnati a “spippolare” sui propri cellulari. Il terzo, invece, guarda verso di me ma un po’ troppo… in basso per incrociarne lo sguardo. Torno alla mia tazza calda e assaporo un altro piccolo sorso. Non mi giro, ma mi piace pensare che mi stia osservando. Ancora. Accavallo le gambe, sapendo di scoprire la balza delle autoreggenti nere velate indossate stamani. Resto così, nella mia fantasia di essere osservata, a lungo. Magari anche desiderata da sguardi anonimi. Bevo ancora un sorso, passandomi lentamente la lingua sulle labbra per pulirle. Appena appoggiata la tazza, prendo in mano il cellulare facendo finta di far qualcosa mentre l’altra mano inizia a giocare con il bordo della gonna, lentamente, un po’ tirandolo giù e un po’ scoprendolo, sfiorandomi le gambe come se fossi distratta da ciò che leggo sul cellulare. La fantasia vola e mi fa eccitare l’immaginazione di sguardi che possano osservarmi. Mi bagno. Riporto la mano sulla tazza per berne gli ultimi sorsi. Muovo un po’ il piede della gamba accavallata quasi a disegnar dei cerchi con lo stiletto del tacco. Voglio restare dentro la fantasia di quegli sguardi indiscreti su di me e mi piace pensare di regalar loro qualche momento di sano ed eccitante voyeurismo. Restando con la gamba accavallata mi piego lentamente sul fianco opposto per raccoglier la borsa, prima di tornare seduta per bene. Mi giro di scatto verso di loro. Uno è sparito ma gli altri due mi stanno guardando. Sorrido, maliziosa e mi aggiusto il bordo della mini mentre li guardo. Poi mi alzo. Raccolgo il cappotto e la borsa, piegandomi leggermente un’ultima volta e senza guardarli vado sorridendo verso la cassa. “Tutto bene?” chiede la ragazza. “Non sai quanto”.

1 commento su “Non sai quanto…

  1. “Accavallo le gambe, sapendo di scoprire la balza delle autoreggenti nere velate indossate stamani.”
    [..]
    “Appena appoggiata la tazza, prendo in mano il cellulare facendo finta di far qualcosa mentre l’altra mano inizia a giocare con il bordo della gonna, lentamente, un po’ tirandolo giù e un po’ scoprendolo, sfiorandomi le gambe come se fossi distratta da ciò che leggo sul cellulare.”

    Cazzo quanto sono felice che tu sia tornata ad accavallare le gambe!!!

    Mattia

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