E’ passato un anno

È passato un anno. Un anno dall’ultimo post pubblicato, da quelle mimose di fango che hanno fatto discutere e dibattere anche nei messaggi che mi avete inviato. Avevo promesso che quest’anno sarei tornata per le strade a festeggiare ed eccomi qui, a incrociare sguardi ipocriti e sorrisi falsi, ad ascoltare come tutti i giorni voci irritanti e frasi sessiste che denotano soltanto il cattivo gusto (e educazione) di chi le pronuncia. Le esperienze della vita ti portano a vivere momenti in cui ti chiedi chi tu sia, chi tu possa essere e a rivalutare il mondo attorno a te o, forse, più semplicemente a rivalutare te in mezzo al mondo. L’anno scorso l’8 marzo l’ho passato chiusa nella mia tana, sorseggiando una birra rossa ricordando le compagne di stanza e di vita e mi chiedo ancora il perché io sia qui e loro non siano con le loro famiglie, con i loro compagni, con i loro figli. Mi sono chiesta mille volte quale sia stato l’arcano disegno, ma non ci sono risposte. Oggi cammino per strada, come ho promesso a me stessa e al ricordo delle mie compagne di quel breve tratto di sentiero percorso assieme per pochi giorni, se non per poche ore. Cammino, a testa alta come sempre, ma con gli occhi rigonfi. Le mie compagne stanno solcando le mie guance, mi piace immaginarle finalmente sorridenti a fare surf nell’acqua salata che mi sgorga spontanea al loro ricordo e scorre veloce sospinta dal vento caldo dei ricordi, andando a infrangersi come ogni onda che si rispetti, negli scogli dell’anima e della vita.
Stamani ho reso omaggio a una di loro, l’unica di cui sia riuscita a saper dove poterne onorare il ricordo. Sono crollata in ginocchio di fronte a quegli occhi che ho avuto nei miei e le ho chiesto scusa per esser sopravvissuta, per non esser riuscita a insufflarle la vita che si meritava, a regalarle quel poco d’aria che in quei momenti poteva far scivolare da una parte o dall’altra del crinale su cui ci siamo trovate scaraventate nostro malgrado. Ho promesso di portare con me, lei e tutte le altre, in questo 8 marzo.
E sono qua, a camminare anche per loro. Anzi. CON loro. Io sono una nessuna e centomila come dissi un anno fa. Un fuscello spostato dal vento, la piuma di Forrest Gump spostata dai refoli dell’anima. Ma viva, anche per loro. Anche grazie a loro. Anche grazie a chi è stata con me pur non potendo esserci fisicamente. Anche grazie a un banalissimo messaggio arrivato nel momento giusto, appena in tempo per non lasciarsi andare. Ecco. Io sono loro. Noi siamo qui. Pronte. A lottare tutte insieme, con la forza decuplicata dalle spinte di chi solo apparentemente non c’è. Tenetevi le vostre mimose: regalatele alla vostra ipocrisia. Lavatevi la coscienza anche quest’anno con quei pochi euro con cui pagate il canone annuo dell’ignavia come se fosse una bolletta del gas. Ma ricordatevi che noi siamo. Che noi ci siamo. C’è chi ha detto che non ci vedete arrivare. No, voi non ci vedete e basta, persi come siete nel compiacimento dello status quo del vostro specchio. Compiacetevi, ma aprite gli occhi. È il miglior regalo che potreste fare a voi stessi, prima che al mondo.

10 commenti su “E’ passato un anno

  1. Cara M….. Ti aspettavo come un bambino attende la mattina di Natale con la sua magia..
    E come sempre la magia sei tu..
    Ciò che si può dire di questa “festa” (?) è che se davvero ci fosse rispetto per le donne, non servirebbe “festeggiarlo”..
    Dovrebbe essere OGNI e non UN giorno all’anno…
    In ogni caso… Felice di averti ritrovata :*
    Tvb

  2. Cara M, ho sempre pensato tu avessi molti talenti… Ed è effettivamente così… in particolare uno…
    Essere unica e al contempo sfuggente come un lieve spruzzo di profumo… Di quelli che accarezzano la tua pelle…

  3. Venerdì otto settembre duemilaventitre… ed è passato un altro mese senza di te… un altro mese triste senza il tuo erotismo…

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